Simulazioni e confronti
Conviene il fotovoltaico nel 2026? Il conto in tre numeri
Quanto produce un impianto da 3 kWp nella tua città, quanto ne usi davvero e in quanti anni rientri della spesa. Con la detrazione 2026 e la fine dello scambio sul posto.
Filippo Fiorini · Pubblicato il 4 settembre 2026
"Conviene il fotovoltaico?" è la domanda sbagliata, o meglio: è una domanda a cui non si può rispondere senza conoscere un numero tuo. Non quanto produce l'impianto — quello dipende dalla città e lo sappiamo — ma quanta di quell'energia riesci a usarla mentre la produci.
Tutto il resto del conto ruota intorno a quel numero. Vediamo perché, e poi facciamo il calcolo completo su un caso concreto.
Il numero che decide tutto: l'autoconsumo
Un impianto fotovoltaico produce di giorno. Se in quel momento in casa c'è qualcuno che sta usando corrente, quell'energia ti evita di comprarla. Se non c'è nessuno, finisce in rete e te la pagano — molto meno.
Quanto meno? Facciamo il confronto con i valori regolati di oggi:
| Il kWh che... | quanto vale |
|---|---|
| autoconsumi (non lo compri) | ~0,29 € |
| immetti in rete (te lo pagano) | prezzo all'ingrosso, all'incirca un terzo |
Il valore dell'autoconsumo è la parte della bolletta che dipende dai kWh: materia energia, quota energia del trasporto e oneri di sistema, cioè 0,26699 €/kWh secondo il foglio ARERA di agosto 2026, più l'IVA al 10%. Sulla parte di consumo dove paghi anche le accise sale a circa 0,32 €.
Quindi: un kWh autoconsumato vale circa il triplo di un kWh venduto. Ecco perché due case identiche, con lo stesso impianto e la stessa città, possono avere tempi di rientro molto diversi.
Se vuoi sapere qual è la tua quota di autoconsumo invece di stimarla, il dato ce l'hai già: è la curva dei consumi che il tuo contatore registra ogni quarto d'ora.
Quanto produce un impianto nella tua città
Questo è l'unico numero davvero prevedibile. La tabella è calcolata con PVGIS, lo strumento della Commissione europea (Centro comune di ricerca), per un impianto da 1 kWp con moduli in silicio cristallino, inclinazione 30°, esposizione a sud, montaggio su edificio e perdite di sistema al 14%.
| Città | kWh all'anno per kWp | Un impianto da 3 kWp produce |
|---|---|---|
| Torino | 1.295 | ~3.885 kWh |
| Milano | 1.277 | ~3.830 kWh |
| Bologna | 1.283 | ~3.850 kWh |
| Roma | 1.428 | ~4.285 kWh |
| Napoli | 1.423 | ~4.270 kWh |
| Palermo | 1.455 | ~4.365 kWh |
Fonte: PVGIS, database SARAH2 (serie storica 2005-2020), consultato il 4 settembre 2026. Puoi rifare il calcolo sul tuo tetto esatto inserendo l'indirizzo: cambiare esposizione o inclinazione sposta il risultato anche del 15-20%, e un tetto in ombra al mattino può valere molto meno.
Nota che tra Milano e Palermo c'è meno differenza di quanta ne immagini: circa il 14%. Il sud produce di più, ma non è il sud a decidere se conviene: è l'autoconsumo.
Il calcolo completo, su un caso vero
Prendiamo una famiglia a Roma: casa di residenza, contatore da 3 kW, 2.700 kWh l'anno di consumo (il cliente tipo ARERA), impianto da 3 kWp senza accumulo.
| Voce | Valore |
|---|---|
| Produzione annua | 4.285 kWh |
| Quota autoconsumata (30%) | ~1.285 kWh |
| Risparmio in bolletta | 1.285 × 0,29 € = ~375 €/anno |
| Costo dell'impianto chiavi in mano | 4.500 – 6.600 € |
| Detrazione 50% (abitazione principale) | 2.250 – 3.300 € recuperati in 10 anni |
Tempo di rientro: circa 6-9 anni con la detrazione, 12-18 anni senza.
Due precisazioni sul perché questo conto è prudente, non ottimistico:
- Non ho contato l'energia immessa in rete. In questo esempio sono quasi 3.000 kWh l'anno che il GSE ti paga comunque: il rientro reale è più rapido di così. Non l'ho messa nel conto perché il prezzo di ritiro cambia di ora in ora e non volevo appoggiare il risultato su una stima.
- La detrazione arriva in 10 rate annuali, non subito. Nei primi anni hai speso tutto e ne hai recuperato un decimo per volta: il rientro "contabile" è quello indicato, quello di cassa è più lento.
E la leva più forte resta la prima riga: se quel 30% diventa 50%, il risparmio passa da 375 a oltre 600 € l'anno e il rientro si accorcia di anni. È esattamente quello che succede a chi lavora da casa, a chi ha una pompa di calore o un'auto elettrica da ricaricare di giorno.
La detrazione fiscale nel 2026
L'installazione di un impianto fotovoltaico rientra tra gli interventi agevolati dalla detrazione per il recupero del patrimonio edilizio, insieme ai sistemi di accumulo.
Per le spese sostenute nel 2026:
- 50% se l'intervento è sulla tua abitazione principale e la spesa è pagata da te, che ne sei proprietario o titolare di un diritto reale di godimento;
- 36% in tutti gli altri casi (seconde case comprese);
- tetto di spesa 96.000 € per unità immobiliare;
- recupero in 10 rate annuali di pari importo.
Dal 2027 le aliquote scendono al 36% e al 30%, e dal 2028 al 30% con tetto dimezzato a 48.000 €. È un fatto, con una data: non è un motivo per correre, è un elemento in più nel conto se stai già decidendo.
Fonte: Agenzia delle Entrate, guida Ristrutturazioni edilizie: le agevolazioni fiscali, edizione di febbraio 2026, consultata il 4 settembre 2026.
Cosa è cambiato: lo scambio sul posto non c'è più
Questo è il punto su cui trovi in giro le informazioni più vecchie, e cambia il conto.
Per anni l'energia immessa in rete veniva valorizzata con lo scambio sul posto, un meccanismo che funzionava un po' come un "conto di compensazione" tra energia immessa e prelevata. Non è più accessibile ai nuovi impianti: dal 27 settembre 2025 il GSE non accetta più nuove richieste, e sono ammessi solo gli impianti entrati in esercizio entro il 29 maggio 2025.
Chi installa oggi vende l'energia immessa con il Ritiro Dedicato: il GSE la ritira e la paga a un prezzo legato al mercato all'ingrosso. Che è, di nuovo, molto meno di quanto costa comprarla — il motivo per cui tutto questo articolo gira intorno all'autoconsumo.
Fonte: GSE, Scambio sul posto: stop al meccanismo e Ritiro Dedicato.
E l'accumulo?
La batteria non produce energia: sposta nel tempo quella che hai già prodotto, dal pomeriggio alla sera. In pratica serve a una cosa sola, ed è quella giusta: alzare la quota di autoconsumo, nel nostro esempio dal 30% a circa il 52%.
Nell'esempio di Roma significa passare da ~375 a circa 660 € l'anno di risparmio. Se convenga dipende da quanto costa la batteria rispetto a quel guadagno: è una domanda da fare ai preventivi, non a un articolo. Due elementi da tenere presenti:
- anche i sistemi di accumulo rientrano nella detrazione, con le stesse aliquote;
- le batterie hanno una vita utile (in cicli di carica) più corta di quella dei pannelli, quindi nel conto va messa anche l'eventuale sostituzione.
Quando il fotovoltaico non conviene
Per onestà, i casi in cui il conto non torna:
- Casa vuota tutto il giorno e nessun carico spostabile: la quota di autoconsumo crolla e quasi tutta la produzione va in rete, pagata poco.
- Tetto sbagliato: esposizione a nord, ombre di edifici o alberi nelle ore centrali, superficie insufficiente.
- Consumi bassi: sotto i ~1.500 kWh l'anno il risparmio possibile è piccolo in valore assoluto, e i tempi di rientro si allungano molto.
- Non hai capienza fiscale: la detrazione si recupera dall'IRPEF che paghi. Se l'imposta annua è inferiore alla rata, la parte eccedente si perde — la agevolazione vale meno di quanto sembra.
In sintesi
- Il fattore decisivo è l'autoconsumo, non la resa né la latitudine.
- Un kWh autoconsumato vale circa il triplo di uno immesso in rete.
- Con la detrazione del 50%, un 3 kWp residenziale rientra indicativamente in 6-9 anni contando il solo autoconsumo.
- Lo scambio sul posto non esiste più per i nuovi impianti: diffida dei conti che lo usano.
Il dimensionatore fa questo conto sui tuoi metri quadri, con la resa della tua città e il confronto con e senza batteria.
Prima di chiedere preventivi, guarda i tuoi consumi reali: la curva quartoraria del contatore ti dice quanta energia useresti davvero nelle ore di sole, e da lì il resto del conto viene da sé. Se invece vuoi prima capire quanto stai spendendo oggi voce per voce, parti dal simulatore della bolletta.
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Apri il calcolatore →Domande frequenti
In quanti anni si ripaga un impianto fotovoltaico da 3 kWp?+
Con la detrazione del 50% sull'abitazione principale, un impianto da 3 kWp che costa 4.500-6.600 € rientra indicativamente in 6-9 anni contando solo il risparmio in bolletta dell'energia autoconsumata. Senza detrazione servono circa 12-18 anni. Il numero dipende soprattutto da quanta energia riesci a consumare mentre la produci.
Quanto vale l'energia che immetto in rete?+
Molto meno di quella che autoconsumi. Un kWh che usi subito ti evita di comprarlo a circa 0,29 €; un kWh immesso in rete ti viene pagato al prezzo all'ingrosso, che è dell'ordine di un terzo. Per questo la convenienza del fotovoltaico si decide sulla quota di autoconsumo, non sulla resa dell'impianto.
Lo scambio sul posto esiste ancora?+
No, non per i nuovi impianti. Dal 27 settembre 2025 il GSE non accetta più nuove richieste di scambio sul posto, e sono ammessi solo gli impianti entrati in esercizio entro il 29 maggio 2025. Chi installa oggi vende l'energia immessa con il Ritiro Dedicato. Attenzione agli articoli online più vecchi: molti raccontano ancora lo scambio sul posto come se fosse disponibile.
Che detrazione spetta al fotovoltaico nel 2026?+
Per le spese sostenute nel 2026 la detrazione è del 50% se l'impianto è sulla tua abitazione principale e la spesa è pagata da te che ne sei proprietario o titolare di un diritto reale, del 36% negli altri casi. Il tetto di spesa è 96.000 € per unità immobiliare e la detrazione si recupera in 10 rate annuali uguali. Dal 2027 le aliquote scendono a 36% e 30%.